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I Santi della Valle

San Giovanni Vincenzo

San Giovanni Vincenzo fu eremita sul monte Caprasio ed Arcivescovo di Ravenna, diocesi che, negli anni immediatamente precedenti il 1000 in cui visse il Santo, era la più importante d’Italia. Ricoprendo questa carica egli venne a contatto con papi ed imperatori, ma decise di abbandonarla, attratto maggiormente dalla vita contemplativa e solitaria. Nel tempo in cui egli viveva, i vescovi avevano il governo della città in cui risiedevano e tutta la ricchezza e lo sfarzo propri dei prìncipi temporali. Ma San Giovanni Vincenzo, pur ricevendo quegli onori non come fatti alla sua persona ma alla Chiesa ed a Gesù Cristo, nel fondo del suo cuore piangeva di trovarsi esposto a così tante tentazioni di vanità ed ambizione. Il Santo credeva che il tempo che doveva dedicare agli affari temporali fosse tempo rubato alla preghiera, la quale era la principale ambizione della sua anima. Afferma Padre Savio, nella biografia riguardante il Santo, che questi tante volte in vita sua doveva aver affermato: “Chi mi darà delle ali da fuggirmene lontano ed andarmene in una solitudine, dove io possa pensare solo a purificare e perfezionare l’anima mia, dove io possa stringermi tutto con il mio Signore, e trattenermi solo con lui e non più con nessuna creatura di questa misera terra?”. 

Per questi motivi, divenne eremita, ritirandosi con alcuni compagni in Valle di Susa, a Celle presso Caprie, dove fondò un romitorio e visse in una grotta. Qui costruì una chiesa, l’attuale parrocchiale, per attendere agli offici della preghiera.

San Giovanni Vincenzo era, infatti, discepolo di San Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese, che seguiva la Regola di San Benedetto ed aveva introdotto la costruzione di certi luoghi, presso i monasteri, detti romitori. In questi entravano solo quei monaci che anelavano ad una vita più perfetta, fatta di maggiori preghiere e maggior solitudine. La Valle di Susa era dunque sembrata adatta alla vita eremitica di meditazione, perché era rimasta, per lo più, deserta e disabitata in seguito alle devastazioni che, pochi anni prima, avevano compiuto i Saraceni. 

Secondo la tradizione*, il Santo partecipò anche alla costruzione del monastero dei Santi Solutore, Avventore ed Ottavio in Torino, e fondò la prima chiesa sul monte Pirchiriano, primordio della futura Sacra di San Michele. Il santo visse per due anni sui monti di Celle, e qui morì il 12 gennaio dell’anno 1000. Nel 1154 l’Abate della Sacra volle il trasferimento delle spoglie del Santo da Celle al monastero. Anche su questa questione è tramandata una leggenda, secondo le vicende della quale il corpo del Santo fu conservato nei pressi della parrocchiale di Sant’Ambrogio, dove si era fermato il mulo che trasportava le sue sante reliquie. 

La sua festa si celebra il 27 novembre. 

 

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